Le risposte che cercavamo sugli NFT

Stai leggendo Insert Coin: una newsletter con cui racconto i videogiochi, il loro mercato e gli sviluppatori.
Ogni domenica invio una nuova puntata.

“Ancora una volta sarà il mercato (cioè gli utenti a conti fatti) a stabilire se gli NFT sono o non sono una buona idea” scrivevo nell’editoriale del 12 dicembre. E mi sembra che la situazione stia infatti evolvendo in modo spontaneo, ossia nel modo più coerente con la risposta delle persone alle varie iniziative legate agli NFT, oggetti digitali la cui proprietà viene certificata attraverso la blockchain.

Alcuni esempi di ciò che intendo dire: 

  • GSC Game World aveva annunciato un’iniziativa legata agli NFT per STALKER 2. Dopo le lamentele, ha cambiato idea nel giro di un giorno
  • Team17 aveva annunciato una serie di NFT ispirati alla celebre serie di Worms: ha cambiato idea dopo che persino degli sviluppatori che lavorano con Team17 (che è anche editore) avevano detto che avrebbero smesso di collaborare con la società
  • Il doppiatore Troy Baker (The Last of Us, Death Stranding, God of War) aveva annunciato il supporto a VoiceVerse, iniziativa che legava gli NFT ai doppiaggi, appunto. Il suo tweet di annuncio era stato molto particolare: aveva sottolineato che le persone potevano “creare oppure odiare”. Qualche giorno dopo – e qualche polemica dopo – Baker ha annunciato che “non intende continuare la collaborazione con VoiceVerse”
  • Soprattutto, l’amministratore delegato di Electronic Arts Andrew Wilson è parso meno entusiasta degli NFT durante l’ultimo incontro con gli azionisti, mentre a novembre era stato più altisonante definendo gli NFT “il futuro della nostra industria”
  • I Digits di Ubisoft, introdotti in Ghost Recon: Breakpoint, stanno vendendo poco e niente, sebbene secondo Ubisoft sia colpa degli utenti che non capiscono gli NFT
  • Molti sviluppatori, infine, hanno preso posizione:

È presto comunque per dire se l’ondata di iniziative legate agli NFT applicati ai videogiochi (o attorno ai videogiochi) stia rallentando o persino finendo.

I finanziamenti verso le società che producono giochi basati sulla blockchain o con gli NFT proseguono senza sosta – pochi giorni fa Animoca Brands è stata valutata 5 miliardi di dollari – ma è evidente che le aziende ci hanno provato e avendo capito che al momento la reazione è frequentemente “no, grazie” stanno facendo un passo indietro.