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I numeri reali dei metaversi

Si parla tanto di piattaforme come Decentraland e The Sandbox per gli investimenti sui terreni virtuali. Ma quante sono le persone attive?

Già in passato ho affrontato il tema della percezione quando ci sono di mezzo le notizie e i titoli. Quando si continua a parlare dello stesso tema, a prescindere da come lo si faccia, il messaggio che viene mandato a chi legge è uno: quella cosa, qualunque sia, è importante o perlomeno non è irrilevante. Non serve nemmeno che chi passa effettivamente legga quegli articoli: la sola presenza di un titolo e di un argomento è sufficiente a mandare un messaggi (il che spiega perché sia importante selezionare con più attenzione ciò di cui si scrive).

Oggi il metaverso è plurimo: perché molte piattaforme stanno usando la stessa etichetta per attirare l’interesse degli investitori e per assicurarsi che qualora riuscissero a diventare il metaverso di riferimento possano anche dire “lo avevamo detto dall’inizio”.

Ebbene, Wagner James Au ha messo un punto fermo: queste piattaforme, oggi, sono molto meno popolari di quel che vogliano far capire, numeri alla mano.

Analizzando i numeri di Somnium Space, Decentraland, The Sandbox e Crytovoxel – fra le più note oggi quando si parla di mondi basati su criptovalute, terreni digitali da acquistare eccetera – la situazione si fa più chiara. Cito dal post sul suo blog, “New World Notes”: 

Si tratta quindi prevalentemente di piattaforme modeste, se non addirittura semivuote, di cui però si parla con veemenza quando vengono raccontati i tanti investimenti, spesso milionari, fatti su queste piattaforme, che promettono maggiori ricavi futuri sfruttando i terreni digitali per edificare negozi digitali o per rivendere tali appezzamenti in futuro, quando la piattaforma, magari, sarà cresciuta di molto.

La soluzione, quindi, è non parlarne? No: sono del parere che per il solo fatto che ci sia del movimento attorno a queste piattaforme; che tante persone abbiano deciso di investirci molto denaro; e che rappresentino qualcosa che sta provando a fare leva su dinamiche nuove – e che perciò vanno spiegate – debbano essere affrontati e coperti con attenzione. Partendo dai numeri, che oggi ci dicono che questi metaversi non sono granché popolari.

Massimiliano Di Marco

Massimiliano Di Marco scrive dal 2009, ma è iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dell’ordine della Lombardia dal 2016. Il suo percorso lavorativo è partito da realtà editoriali specializzate in videogiochi, come Gamestar, Game Republic e Spaziogames, per arrivare a testate focalizzate sulla tecnologia di consumo e generaliste, fra cui Telefonino.net, Business Insider Italia, Vice Italia e International Business Times Italia. Oggi scrive a tempo pieno per DDAY.it.


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