Il 21 aprile 1989 usciva in Giappone il primo Game Boy. Cioè trentacinque anni fa. Sarebbe poi arrivata in Nord America a fine luglio e in Europa solo a settembre del 1990. Ancora oggi il Game Boy, contando anche Game Boy Color, che fu quella che oggi chiameremmo una “mid gen”, ossia una revisione di metà generazione, è una delle console più vendute della storia di Nintendo, che pur di successi ne ha avuti molti. Con oltre 118,7 milioni di unità vendute, il Game Boy è dietro solo a Nintendo DS (154,02 milioni) e Nintendo Switch (139,36 milioni). Tutte console portatili, in un certo senso: si potrebbe disquisire su cosa è Switch; se più console portatile che si collega anche al TV o console domestica che può anche essere esperita in portatilità. In quel successo di Game Boy e nelle sue caratteristiche si intravede un aspetto che ha poi seguito il successo di alcune macchine da gioco di Nintendo che sono arrivate successivamente. Non era la console portatile più potente, in giro c’erano anche il Lynx di Atari, il TurboExpress di NEC e il Game Gear di SEGA; e lo schermo – come ricorda molto bene chiunque abbia mai tenuto in mano un qualunque modello del Game Boy – non era retroilluminato ed era in bianco e nero, laddove i rivali integravano uno schermo a colori. Eppure, il prezzo più conveniente e la necessità di dover impiegare meno batterie lo hanno reso una scelta migliore per tantissime persone. Quello stesso approccio – con la tecnica non in cima alle priorità – che ha reso eccezionale il fenomeno Wii e Nintendo DS (rispettivamente contro PlayStation 3 e Xbox 360, uno, e PSP e, per un breve periodi, PS Vita, l’altro). Le specifiche tecniche di allora del Game Boy erano esigue, con gli occhi di oggi: lo schermo aveva una risoluzione di 160 x 144; erano previsti 4 KB di RAM e un processore da 19 MHz. La versione originale è stata poi ridimensionata nel modello Game Boy Pocket, commercializzato fra il 1997 e il 2001: richiedeva solo due batterie AAA (anziché quattro AA del modello originale). In Giappone uscì anche il Game Boy Light, con schermo retroilluminato, ma venne rapidamente oscurato dal debutto, nel 1998, del Game Boy Color.

La forza di Tetris
In tutto sono stati venduti, nel mondo, 501,11 milioni di videogiochi per Game Boy. Fra i videogiochi più venduti emergono nomi che hanno fatto la storia del videogioco portatile: Pokémon Rosso e Blu, Super Mario Land, Dr. Mario. Inoltre, su Game Boy viene introdotto il personaggio di Wario, la nemesi di Mario, con Super Mario Land 2: 6 Golden Coins, in cui il rivale è il nemico finale da battere per riconquistare un castello. Ma anche per Kirby, il paffuto personaggio rosa, il Game Boy è stata la terra di origine, con quel Kirby’s Dream Land (1992), che vedeva fra i programmatori anche Satoru Iwata, uno dei più importanti dirigenti dell’industria videoludica divenuto poi presidente di Nintendo fino alla sua prematura scomparsa nel 2015. Ancora oggi, però, Game Boy viene associato con Tetris, videogioco di Alexey Pajitnov pubblicato nel 1985, ma che nella mente di tutti nasce con il Game Boy. In tutto, a oggi, ne sono state vendute oltre 35 milioni di unità. Già oggi sarebbe un risultato straordinario sotto ogni punto di vista: negli anni Novanta, con questi numeri, si parlava di un vero e proprio fenomeno culturale di massa. Così come oggi parliamo di Fortnite e di Roblox, allora Tetris fu travolgente e si rivelò un fattore centrale del successo del Game Boy.

Tanti accessori
L’epoca del Game Boy, se vogliamo, fu anche antesignana di un approccio che avrebbe poi caratterizzato molto anche Wii. Solo che ai tempi del Game Boy alcuni accessori erano curiosi; altri, forse, inusuali; e altri ancora delle idee un po’ pazze. Uno dei più conosciuti è l’accoppiata Game Boy Camera e Game Boy Printer, che insieme permettevano di scattare delle foto monocromatiche a risoluzione 128 x 112 e poi di stamparle. O ancora, il Super Game Boy, un adattatore che permetteva di far leggere al Super Nintendo Entertainment System (SNES) le cartucce del Game Boy (introducendo così anche i colori per questi videogiochi). O anche il Four Player Adapter, del 1991, che consentiva a quattro giocatori di connettere altrettanto Game Boy per poter giocare insieme. Solo in Giappone uscì, nel 2001, un accessorio di collegare il Game Boy Color ai telefoni cellulari.
Oggi come allora
Prendere in mano ancora oggi un Game Boy rivela immediatamente le ragioni del suo successo. Un catalogo di grandi titoli, un’autonomia lunga e una facilità d’uso evidente riescono a far dimenticare le difficoltà, specialmente negli ambienti meno luminosi e di sera, di giocare su uno schermo privo della retroilluminazione: per Game Boy sarebbe arrivata solo con Game Boy Advance SP, escludendo il Game Boy Light. Il fatto che rimanga una delle console più vendute di sempre ancora dopo 35 anni è la testimonianza di cosa fu il Game Boy. E di cosa, in un certo senso, è ancora oggi.

