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Perché Atari sta puntando di nuovo sui videogiochi a pagamento

Atari, longeva azienda di videogiochi, ha deciso di tornare a sviluppare per console e PC dopo tanto tempo speso su mobile e casinò online.

Recentemente, Atari, nome storico nel mondo dei videogiochi, ha annunciato che riprenderà a pieno regime a creare videogiochi per console e PC. Considerato che il marchio si è un po’ perso negli anni – ha puntato, per esempio, sui casinò online in Africa – ci si è chiesti perché abbia deciso di farlo.

“Perché è ciò per cui le persone ci conoscono” ha risposto Wade Rosen, amministratore delegato di Atari. “Anziché provare a reinventarci come compagnia televisiva o come operatore di casinò o tutte queste cose che non siamo, siamo conosciuti come produttore di videogiochi”.

Ok, chiaro. Ma perché proprio i videogiochi per console e computer?

“Il mondo dei giochi gratuiti sta diventando molto competitivo” ha ricordato Rosen. “Il ritorno [dell’investimento] per chi ce la fa sta crescendo sempre di più, ma la quantità dei virtuosi sta diventando ogni anno sempre più piccola. Se guardi i dieci giochi gratuiti più popolari di quest’anno, è probabile che nove su dieci siano gli stessi di cinque anni fa”. 

Per Rosen, inserirsi oggi nel giro d’affari dei giochi gratuiti, che basano i propri ricavi su abbonamenti e acquisti interni alle applicazioni, è complesso ed è “un modello di business completamente diverso”. Creare giochi per console e PC, invece, “si allinea meglio con la nostra cultura e ciò che vogliamo offrire agli utenti e il tipo di giochi che vogliamo proporre”.

Massimiliano Di Marco

Massimiliano Di Marco scrive dal 2009, ma è iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dell’ordine della Lombardia dal 2016. Il suo percorso lavorativo è partito da realtà editoriali specializzate in videogiochi, come Gamestar, Game Republic e Spaziogames, per arrivare a testate focalizzate sulla tecnologia di consumo e generaliste, fra cui Telefonino.net, Business Insider Italia, Vice Italia e International Business Times Italia. Oggi scrive a tempo pieno per DDAY.it.


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