Sostituire Twitter è più difficile di quanto sembri

Stai leggendo Insert Coin: una newsletter con cui racconto i videogiochi, il loro mercato e gli sviluppatori.
Ogni domenica invio una nuova puntata.

Definire il momento che sta vivendo Twitter come “caotico” sarebbe usare un grandissimo eufemismo.

Da quando l’imprenditore Elon Musk ha acquistato la società – dopo aver insistito con la proposta, aver provato a tirarsi indietro per poi, infine, essere praticamente costretto a completare l’operazione per evitare rogne legali – è successo un po’ di tutto.

Sono state licenziate molte persone.

Sono state riassunte altre persone dopo che Musk si è accorto che alcuni reparti erano sguarniti.

Musk ha anche messo i dipendenti di fronte a un ultimatum: restare a lavorare in Twitter accettando “lunghe ore ad alta intensità” o andarsene con tre mesi di stipendio. Molti hanno accettato; altri se ne sono andati.

Nel frattempo, ha ripristinato gli account di personalità che erano stati bloccati per i loro contenuti. Persone come l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, lo psicologo Jordan Peterson e l’artista Ye. (Ye è stato poi di nuovo sospeso dopo che ha pubblicato una svastica.)

A oggi, è difficile conoscere per davvero il futuro di Twitter. Musk si muove molto velocemente; e nell’intenzione di portare Twitter a generare profitti, qualcosa in cui la società ha sempre fatica, intende tagliare qui e là. Se anche rimarrà attiva, non si sa in che stato sarà la piattaforma; e comunque, avrà subito un notevole danno di immagine e di credibilità. Al punto che già ora tante aziende hanno fermato gli investimenti pubblicitari in Twitter.

In mezzo ci sono comunità di persone che si trovano di fronte a un uragano guidato con un radiocomando da un ricco imprenditore e osservano mentre quell’uragano scoperchia le case, sradica gli alberi e lancia in aria le auto.

Fra quelle persone c’è anche chi lavora nel settore dei videogiochi: chi li sviluppa, chi li pubblica, chi li traduce; chi cerca contatti per delle interviste, chi si propone come freelance.

Tutti sembrano consapevoli di una cosa: sostituire Twitter è pressoché impossibile.

Cosa succede su Twitter

Twitter è una piazza pubblica. È disegnato affinché ogni persona possa commentare, con rare eccezioni, i tweet di altre persone; è pensato per accorciare le distanze e per rendere semplice contattare chiunque.

Proprio per questo, la comunità di sviluppatori di videogiochi lo usa ampiamente per pubblicare il proprio gioco, ma soprattutto per conoscere nuove persone, farsi notare o per intessere quelle relazioni che, soprattutto quando sei un freelance, ti possono assicurare un accordo o un contatto utile.

Insomma: Twitter è il posto della discussione, ma è anche il posto attraverso cui molte persone intercettano nuovi giochi e ìattraverso cui vari sviluppatori possono intercettare nuovo pubblico.

“Ho personalmente trovato Twitter un posto ideale per fare rete con altri traduttori e trovare potenziali clienti”, mi ha detto in un messaggio su Twitter Marc Eybert-Guillon, traduttore e direttore dell’agenzia From the Void. “Sia la comunità di traduttori sia quella di sviluppatori di videogiochi sono molto attive su Twitter, molto più che su altre piattaforme. L’instabilità di Twitter è davvero preoccupante”.

“Twitter è fondamentale”, mi ha detto Andrea Valesini, direttore creativo di Fantastico Studio, durante un’intervista a Milan Games Week. Fantastico Studio non è solo sviluppatore, ma anche editore. Perciò, Twitter è lo strumento ideale per scovare, attraverso hashtag come #indiegame o #madewithUnity, quei giochi indipendenti promettenti che può essere interessante pubblicare. “È pieno di sviluppatori di videogiochi; quindi, uno riesce a interfacciarsi con altri colleghi, scoprire nuovi giochi, scoprire nuovi tool”, ha aggiunto Valesini.

Secondo Matteo Gonano di Panik Arcade, sviluppatore di Yellow Taxi Goes Vroom, la chiusura di Twitter “sarebbe un bel disastro”. “Molti sviluppatori si promuovono su Twitter e così stiamo facendo noi tramite l’editore”, mi ha risposto alla specifica domanda durante Milan Games Week.

Una cosa su cui concordano le persone che ho sentito è che per quanto Twitter sia centrale nel fare rete e nel portare avanti le discussioni del settore, non è un buon strumento per fare marketing. In altre parole, tanti tweet, tante risposte, tanti contatti, ma quando si parla di vendite e conversioni, social network come Facebook o Instagram sono più adatti.

“Di base, è Facebook il punto di partenza per la nostra comunicazione social al momento”, mi ha spiegato una persona che lavora in un’azienda italiana che sviluppa videogiochi e che, per accordi con l’editore, ha preferito restare anonima.

“Twitter lo uso pochissimo”, ha confessato Fortuna Imperatore, autrice di Freud’s Bones. “Uso Facebook e Instagram, anche un po’ Reddit. Nel mio caso, ha sempre convertito pochissimo”.

“Twitter non è un buon strumento di marketing”, ha sottolineato Valesini. “Le persone che vedono i contenuti sono anche quelle che li fanno; non sono le persone che acquisteranno il tuo gioco, ma sono i tuoi colleghi. Avere numeri alti non equivale ad avere successo a livello commerciale”.

Viene quindi naturale pensare a spostarsi da un luogo che sta diventando ancora più caotico, dove si converte poco e dove dialogare è complicato.

Infatti, molte persone si stanno spostando altrove, sia per muoversi verso lidi digitali meno rissosi di Twitter sia per avere un piano B nel caso in cui Twitter cambi per sempre.

Anche qui, le cose non sono così semplici.

Le alternative a Twitter

Al momento le principali alternative a Twitter sono Discord, Mastodon – una piattaforma federata dove è possibile partecipare a varie istanze, che possono anche comunicare fra di loro – e Hive.

Se Discord, che permette di avere un canale diretto e gestito autonomamente, è una realtà consolidata e Mastodon sta crescendo da mesi, è Hive la grande novità. Si tratta di un social network che unisce le caratteristiche di Twitter con quelle di Instagram e probabilmente proprio perché è sia nuovo sia familiare, nelle ultime settimane molte persone si sono registrate per studiare il nuovo terreno.

Il problema: Hive è piccolo. Viene gestito da tre persone e non è pronto per essere l’alternativa a una piattaforma usata da milioni di persone.

Gli ostacoli vanno dalla difficoltà a moderare i contenuti sulla piattaforma fino a interventi finalizzati al miglioramento della sicurezza informatica che costringono i responsabili a chiudere il social network per giorni.

Anche Discord e Mastodon, pur con le loro qualità, faticano a essere una reale alternativa a Twitter.

Il vantaggio di Twitter è la quantità di persone attive, che provengono da ogni parte del mondo: e questa cosa manca a Mastodon, che invece, fra le altre cose, predilige un contatto più ragionato e scevro da valutazioni algoritmiche.

Nel caso di Discord, il discorso è un altro ancora: si creano piccole comunità attorno a un singolo videogioco o a una singola azienda, ma cambiano completamente le dinamiche. Dalla scoperta si passa alla fidelizzazione: chi entra in Discord lo fa per parlare con altre persone, mentre chi accede a Twitter passa interi minuti a cercare contenuti che lo coinvolgano e spesso ne esce demotivato. Discord, quindi, è un territorio diverso: positivo e simile ai forum che oggi sono perlopiù un ricordo; ma comunque diverso da Twitter.

“Per ora, sto rimanendo su Twitter e ho notato che molti si stanno trasferendo sull’istanza gamedev di Mastodon, ma sarebbe davvero un peccato perdere la comunità che c’è perché è molto attiva”, mi ha detto Beatrice Ceruti, traduttrice. “Sono anche su vari canali Discord, ma il livello di condivisione non è lo stesso, così come le interazioni con le persone fuori dalla bolla”.

“Noi abbiamo iniziato a potenziare Discord, che ti permette di avere un tuo canale e di utilizzarlo come vuoi, senza che un algoritmo decida per te”, racconta Valesini rispetto a come Fantastico Studio si sta muovendo al di fuori di Twitter. “Sto provando a usare Mastodon, dove ci sono meccaniche del social che fanno sì che mi piaccia molto. Viene meno la costrizione sui contenuti che uno deve vedere e per me questo è fondamentale”.

“Dovremmo di sicuro trovare un’altra piattaforma per l’industria, ma come dobbiamo farlo noi ci sarà probabilmente una transizione di massa”, dice Gonano sull’eventualità che Twitter chiuda o diventino meno adatto. “Alla fine sarà l’industria nel suo totale a scegliere dove andare”.

“Se davvero collasserà, dovremo trovare un altro posto dove ricostruire”, aggiunge Eybert-Guillon, che però ammette che una simile situazione sarebbe “un considerevole passo indietro”.

Bisogna anche considerare che al momento il settore è in “modalità panico”: sente l’impellenza di sperimentare e analizzare altri lidi digitali perché quanto sta succedendo su Twitter sta accadendo in fretta e avere un paracadute è necessario.

La verità, però, è una: un’alternativa a Twitter non c’è.

Molte persone resteranno su Twitter, consapevoli che, pur con i suoi limiti e i suoi difetti, in certi settori rimane centrale.

Altre persone ancora inizieranno a trasformare il proprio modo di comunicare per costruire comunità più piccole, ma più fedeli, per esempio attraverso Discord.

E altre inseguiranno le novità, come Hive, che rischiano di finire come Clubhouse: promettenti, ma dimenticate in poco tempo. Per poi tornare su Twitter.