In una sola settimana abbiamo assistito a un incrocio unico: tutti e tre i produttori console – Sony, Nintendo e Microsoft – hanno dovuto affrontare, in qualche modo, una delle grandi sfide che sta segnando il loro percorso. È cominciato con Sony, che ha dovuto gestire un momento difficile della relazione con la comunità PC di Helldivers 2, uscito lo scorso febbraio, sviluppato da Arrowhead Game Studios e diventato rapidamente uno dei principali successi di quest’anno, così come uno dei maggiori dell’intera storia dei videogiochi pubblicati da PlayStation. La storia è ormai nota, ma faccio un breve riassunto. Il 3 maggio Sony ha annunciato che i giocatori su PC avrebbero dovuto collegare l’account PlayStation Network a quello Steam per continuare a giocare dalla fine del mese in avanti. I giocatori PC non l’hanno presa bene, perché questa cosa non era chiara fin dall’inizio e hanno iniziato a lasciare decine di migliaia di recensioni negative su Steam a Helldivers 2. Cosa peggiore, ora Helldivers 2 non è più disponibile su Steam in 177 paesi dove il PSN non c’era. Il gioco in questi Paesi non è ancora stato ripristinato. Alla fine, il 6 maggio, Sony ha cambiato idea e ha deciso che non renderà obbligatorio il collegamento dell’account. Si tratta di un’eccezione; perché la politica rimane. Per esempio per giocare online a Ghost of Tsushima servirà collegare l’account PSN a quello Steam. Un’eccezione importante, però, visto che Helldivers 2 è il principale successo PC di Sony. Una piattaforma che da anni sta coccolando per espandere l’impronta dei videogiochi PlayStation e per ampliare i flussi di ricavi. Sony stessa ha affermato che “stiamo ancora imparando cos’è meglio per i giocatori su PC”.
Per Sony riuscire a farcela è molto rilevante e da anni sta pubblicando vari giochi: Horizon Zero Dawn e Horizon Forbidden West; Spider-Man e Spider-Man Miles Morales; Days Gone; God of War; The Last of Us Parte 1. Il PC diventerà sempre più significativo e l’uscita contemporanea di un videogioco pubblicato da Sony come Helldivers 2 su PS5 e su PC sarà sempre più frequente. Farcela nel mondo PC, però, implica anche approcciarsi a esso in modo nuovo: non replicando 1:1 le stesse dinamiche che su console funzionano, o a cui gli utenti console semplicemente si sono abituati. Sony lo ha imparato in prima persona: soprattutto se quelle persone ti servono così tanto per aumentare di nuovo i margini di profitto, diversificare il tuo pubblico e rendere più sostenibile lo sviluppo dei grandi videogiochi. Se ancora oggi per giocare online, salvo videogiochi come World of Warcraft, gli utenti PC non pagano, un motivo c’è.
La prossima Switch
C’è stata poi Nintendo, che in concomitanza con il resoconto fiscale ha annunciato, per tramite del suo presidente, che la nuova console verrà svelata durante questo anno fiscale, che si chiuderà il 31 marzo 2025. E che a giugno, al consueto Nintendo Direct, ci saranno videogiochi per Nintendo Switch, ma non si parlerà della nuova console, che il presidente Furukawa ha descritto come “un nuovo modello di Switch”. Il passaggio alla prossima generazione è estremamente delicato per Nintendo. Switch è fuoriscala per ogni cosa. Ha venduto oltre 141 milioni di unità e se la previsione di venderne ulteriori 13,5 milioni entro marzo 2025 si avvererà (tutt’altro che scontato), Switch arriverà a fianco di PlayStation 2 come console più venduta della storia, anche più di Nintendo DS. Che fino a oggi era l’obiettivo da raggiungere per Nintendo, ma che non ci si aspettava davvero riuscisse a raggiungere. The Legend of Zelda, Animal Crossing, Mario Kart, Kirby; ogni serie Nintendo ha vissuto su Nintendo Switch il suo apice commerciale. Eppure, lo spettro di Wii U resta sempre lì. Non inteso come pezzo hardware, bensì come la complicata transizione da una console di enorme successo come Wii a un modello che voleva proseguire quella filosofia (a partire dal nome); ma il cui risultato è il più grande fallimento commerciale di Nintendo. Nel suo intero ciclo vitale, Wii U ha venduto quanto Switch potrebbe fare nel suo ultimo anno, ossia 13,5 milioni di unità. Più passano i mesi e più appare sempre più concreto che la prossima console potrebbe essere un aggiornamento incrementale e non stravolgere il concetto di Switch. Un’idea condivisibile, forse persino auspicabile, ma che nasconde molte insidie. Nintendo lo sa e sta rimandando il più possibile questo momento. Forse fino al punto di star perdendo il momento commerciale di Nintendo Switch, le cui vendite sono in calo da diversi anni, com’è fisiologico. Spremere ogni singola goccia, ogni singola unità. Persino il leggendario Re Mida dovette rinunciare al suo tocco d’oro; Nintendo sembra un po’ restia a farlo finché c’è ancora margine.
Così per un altro anno Switch dovrà tenere banco e tenere in piedi Nintendo quasi da sola, nonostante sia all’ottavo anno di vita (è uscita, ricordo, a marzo 2017). Nei prossimi mesi sono previsti il rifacimento di Paper Mario: Il Portale Millenario (uscito originariamente su GameCube) e di Luigi’s Mansion 2 (Nintendo 3DS).
L’autunno è scoperto, ma probabilmente al Nintendo Direct del prossimo mese avremo qualche risposta.
Xbox alla deriva
Eppure, quella messa peggio sembra essere Microsoft. Il che suona molto strano perché lo scorso ottobre ha finalizzato un’acquisizione da 68,7 miliardi di dollari per avere Activision Blizzard. Insomma, Microsoft dovrebbe essere nel momento in cui Xbox sta convincendo di più, ha un progetto evidente e funzionale. Invece, ogni mese Xbox – che porta ancora fresche le tracce di alcuni suoi videogiochi usciti anche su PlayStation 5 e Nintendo Switch – sembra perdere un pezzo. Nonostante le tante volte in cui sia l’amministratore delegato di Microsoft Gaming, Phil Spencer, sia Sarah Bond, presidente di Xbox, hanno parlato di voler posizionare il marchio per la crescita a lungo termine. La chiusura degli studi di Arkane Austin, Tango Gameworks, Roundhouse Game Studios e Alpha Dog Games è un altro capitolo di una storia in cui Microsoft, innanzitutto, non sembra riuscire a gestire i suoi studi. The Initiative è l’esempio più evidente: doveva essere il suo grande studio di superstar e invece continua ad avere difficoltà a proseguire lo sviluppo di Perfect Dark. L’idea stessa di affidare il rifacimento di questo videogioco potrebbe essere messa in dubbio; il fatto che non sembri fare passi avanti non aiuta. A quasi sei anni dalla sua fondazione. Ma è la perdita di credibilità che più sta danneggiando il progetto Xbox. A maggior ragione, considerato che Spencer sembra sempre cercare nuove scuse per depistare l’attenzione. Quando le console non vendono, è perché c’è Game Pass e cambia la strategia e servono giochi diversi o anche più piccoli. Quando il lancio di Redfall si è rivelato molto deludente, al podcast Kinda Funny Spencer ha parlato di quanto sia importante proteggere la creatività. “Una cosa che non farò è contrastare le ambizioni creative dei nostri studi. […] Ma quando uno studio come Rare vuole fare Sea of Thieves o uno studio come Obsidian vuole fare Grounded o quando Tango [Gameworks] vuole fare Hi-Fi [Rush] nonostante tutti si aspettassero The Evil Within 3, io voglio dare agli studi la piattaforma creativa e supportare le loro capacità, supportare le loro aspirazioni”. Quando la creatività viene meno perché vengono chiusi gli studi, il problema è che bisogna ottimizzare le risorse e puntare sulle proprietà che assicurano un successo maggiore. Quando Game Pass non cresce, è colpa del mercato, di com’è cambiato e della presenza di piattaforme come Fortnite e Roblox. E magari in ognuna di queste cose c’è qualcosa di vero. Non si può dare la colpa a Microsoft di star provando, con Game Pass, una strada diversa e non aver ottenuto ciò che si aspettava: anche una grande multinazionale non può prevedere il futuro. Al massimo può provare a crearlo.

Ma qualcosa è cambiato con Activision Blizzard: oggi il riferimento è Call of Duty, che genera miliardi di dollari, è giocato da decine di milioni di persone ed è su ogni dispositivo. Quando fai un’acquisizione da 69 miliardi di dollari, probabilmente qualcuno più in alto di te inizia ad aspettarsi che generi una crescita di tutt’altro tenore rispetto a quella degli anni precedenti. “Il problema che si trova ad affrontare Microsoft – ed è uno che ha creato da sola – è che ora possiede una fila di studi che stanno lavorando su giochi che, se messi a confronto con i titoli di Activision Blizzard, a malapena spostano l’ago in termini di crescita dei ricavi”, ha scritto Julian Benson su Video Games Chronicle. “Come prova di questo cambiamento, date un occhio alla dichiarazione del vicepresidente del marketing di Xbox Aaron Greenberg di aprile dello scorso anno, prima dell’acquisizione di Activision Blizzard. Parlando di Hi-Fi Rush e di Tango Gameworks, ha detto che il gioco ‘è stato un successo per noi e i nostri giocatori secondo ogni misurazione e aspettativa’. Ieri, Microsoft ha chiuso lo studio”. Nel documentario celebrativo dei vent’anni di Xbox, peraltro, tanto Spencer quanto Bond hanno riflettuto sull’acquisizione di Lionhead, creatore di Fable: acquisito nel 2006 e poi chiuso pochi anni dopo. “Acquisisci uno studio per ciò che sanno fare bene oggi, e il tuo compito è di aiutarli ad accelerare come fanno ciò che fanno. Non accelerare ciò che fai tu”, sono state le parole di Spencer. Curioso, alla luce della chiusura di Tango Gameworks. Negli ultimi due trimestri la crescita di Xbox è derivata esclusivamente dall’assorbimento di Activision Blizzard, che quindi ha aumentato i ricavi. La conclusione dell’operazione è arrivata giusto in tempo per offuscare quella che altrimenti sarebbe stata una situazione di stallo; persino un calo. Il fatto stesso che oggi attorno a Xbox si tema per studi come Inxile, Obsidian, Double Fine e Ninja Theory, pronta al lancio di Hellblade 2, è il motivo per cui c’è diffidenza attorno a Xbox: non dirla tutta; e nel frattempo sta chiudendo studi popolari, che hanno fatto tutto giusto. Hanno pubblicato videogiochi ritenuti di successo, apprezzati dalla critica e dal pubblico e hanno vinto numerosi premi, anche BAFTA. Nemmeno questo è stato sufficiente. Anzi, viene da chiedersi se esiste un modo in cui Xbox possa esserlo, visto che, almeno dall’esterno, l’impressione è che ora Xbox – dopo anni di acquisizioni miliardarie – debba essere alla pari di grosse attività come Azure, che ogni trimestre crescono in doppia cifra.


