“Un’epopea videoludica che promette di trasportare i giocatori in una Napoli enigmatica e atemporale in cui la storia si mescola con la leggenda in un intrico di misteri da svelare”. Così viene descritto Parthenope dai suoi sviluppatori. Annunciato da Katabasi Studio, è un videogioco di ruolo 3D, sviluppato con Unreal Engine 5, che fra le sue fonti di ispirazione circa altri videogiochi, come Disco Elysium (ZA/UM) e Pentiment (Obsidian); ma anche i romanzi di Elena Ferrante (autrice de L’Amica Geniale) e il cinema di Paolo Sorrentino (regista de La Grande Bellezza). Lo studio è stato co-fondato da Fortuna Imperatore, già creatrice di Freud’s Bones, e da Francesca Balestri, direttrice artistica e artista 3D. In tutto ci stanno lavorando otto persone – fra artisti, level designer, programmatori e sound designer – e la finestra di lancio, per ora, è ancora ignota. Sarà determinata dal reperimento dei fondi, hanno riferito a Insert Coin Magazine Imperatore e Balestri. “La forma [di Parthenope] e i tempi dipenderanno dai fondi”, hanno detto. “Stiamo pitchando a investitori privati e in seguito a publisher internazionali tramite fiere di settore”. Al momento del videogioco sono disponibili soltanto alcune immagini e un breve teaser che intendono far percepire le sensazioni e l’atmosfera generale, insieme a un breve video di anticipazione lungo poco meno di un minuto.
La genesi di Parthenope
L’idea è quindi quella di interpretare Napoli; di dare vita alla città per mezzo del suo folclore, della sua tradizione e della sua storia. Un videogioco che Imperatore custodiva “in forma embrionale” da molti anni, anche prima che uscisse il suo primo videogioco, Freud’s Bones (pubblicato a maggio 2022 su Steam e poi, mesi dopo, su Nintendo Switch). “Alla base c’è un desiderio da parte di una nativa della città (Imperatore, ndr) di esacerbare il suo amore mescolato al suo odio per questa terra; dall’altro lato c’è il desiderio di una straniera (Balestri, ndr) di lasciarsi ammaliare, attrarre, sprofondare in una città che comunica passione, dolore e arte”, riferiscono le due autrici. L’esperienza di gioco avrà un’impronta molto investigativa. I videogiocatori dovranno ricostruire la genealogia delle stirpi napoletane per affrontare i tre santi patroni che “usurpano la città dalle sue viscere”, interpretando una “cinica antropologa”, affiancata da “una astuta nativa”. Ma in che modo Parthenope intende interpretare la ricca tradizione dei videogiochi di ruolo? Con quali sistemi? “Parthenope sarà un gioco di ruolo perché design e narrazione si baseranno sulla mutazione da attivare nel giocatore”, spiegano Imperatore e Balestri. Il tutto, naturalmente, condito con salsa partenopea. Così per raggiungere questo obiettivo servirà ottenere le informazioni utili in molteplici modi – barattando i prodotti locali oppure interrogando i tarocchi, per esempio – e apprendere nuove abilità. “Le abilità da apprendere saranno puramente napoletane (la cazzimma, la capa tosta, l’arraggio [la rabbia]) e la build da costruire verterà su questi pilastri cognitivi partenopei che serviranno al giocatore per affrontare i personaggi, le carnevalesche scene, i drammi e la poesia del luogo. Le scelte narrative saranno impattanti e non fittizie come in moltissimi prodotti sul mercato, e non ci sarà una mano che guiderà i giocatori nelle indagini e nelle deduzioni: si ‘ruola’ seriamente e si fanno i conti con le decisioni prese”.
Napoli svelata
Al cuore di tutto ciò ci sarà la città di Napoli, in tutte le sue forme. A cominciare dal ricco folclore locale. “Napoli è magica ed esoterica. Stiamo lavorando per fare una cernita di miti e leggende perché ce ne sono veramente troppe”, sottolineano le due autrici. “In Parthenope non si avrà mai la sensazione di una cartolina, rifuggiamo quel tipo di operazione commerciale bieca. Così come in giochi ispirati a Lovecraft esiste un immaginario concreto e ormai logoro per l’abuso, in Parthenope il folclore si baserà su una serie di tradizioni assurde, credenze, attitudini, ossessioni: dalla smorfia napoletana per interpretare i sogni, ai Monacielli, alle Capere, fino ad arrivare alle Janare, un bestiario magico che non si è mai palesato completamente nemmeno a livello cinematografico”. Non c’è mai stata l’intenzione di riprodurre, in Parthenope, Napoli in modo realistico. Anzi, tutt’altro. “Sarà una Napoli non in scala 1:1. Non ci interessa ricreare con Google Maps tutte le strade e le piazze, ma nemmeno la stravolgeremo”, proseguono. “Parthenope giace nel ventre di un Leviatano, il realismo magico è il leitmotiv e il Barocco misto al Tenebrismo ne tingeranno la trama”.


